Olocausto e nati babbani

Nel suo intento di scrivere un’opera educativa, J.K. Rowling si è preoccupata di instillare in tutti i suoi giovani (anche se non sempre anagraficamente) lettori un sentimento di condanna nei confronti di tutto ciò che comportasse la ghettizzazione del diverso in tutte le sue molteplici sfaccettature.

Si pendi alla figura di R.J. Lupin che rappresenta i malati di AIDS, gli effetti invalidanti della presenza di un dissennatore nei confronti di persone con un vissuto particolarmente doloroso per richiamare l’incapacità di reagire alla depressione o la presenza dei maghinò e la loro integrazione nella società magica per educare al rispetto della disabilità in genere.

Tuttavia, una posizione determinate all’interno della storia viene occupata dalle teorie del sangue puro e della difesa della razza magica di cui si fa assurdamente portavoce proprio un mezzosangue: Lord Voldemort!

Secondo tale tesi, che ha sempre serpeggiato nel mondo magico nei secoli di storia (un esempio tra tutti è Salazar Serpeverde), la conoscenza magica dovrebbe essere trasmessa solo ed esclusivamente ai maghi di sangue puro, ovvero coloro che hanno una discendenza comprovata esclusivamente magica sia in linea paterna che materna.

L’assurdità di tale politica è più volte condannato dalla Rowling la quale non perde occasione per sottolineare che se la razza magica è riuscita a sopravvivere nei secoli, questo è dovuto proprio alle unioni avvenute tra maghi e babbani che, contrariamente a quanto sostenuto dal fronte anti babbano, hanno rafforzato e fatto rinascere la stirpe magica.

Ma l’autrice spinge ancora oltre l’argomento introducendo la figura dei nati babbani, ossia di coloro che senza avere una discendenza magica, nascono inspiegabilmente con questo dono innato e si contrappongono ai maghinò che, nati in famiglie magiche anche blasonate, ne sono assolutamente privi.

L’esempio più evidente di questa categoria è Hermione, da molti considerata “la strega più dotata della sua età”, che figlia di due dentisti babbani assiste alla crescita della magia nella sua vita e riesce a mettere a frutto con impegno e tenacia il suo dono raggiungendo i vertici più alti del mondo magico.

Le leggi razziali che hanno flagellato i momenti più bui della nostra storia con la persecuzione di ebrei, stranieri e omosessuali trovano il loro spazio nel racconto del “ragazzo che è sopravvissuto” perché è necessario conoscere per non dimenticare.

L’occasione della giornata della memoria però non vuole essere solo la scusa per una veloce esegesi del testo ma vuole andare oltre…

L’atmosfera di neanche tanto velato razzismo che si respira in questi ultimi mesi, la paura di chi viene da lontano con il suo bagaglio di dolore e paure, i muri che vengono alzati nei confronti di persone indifese e bisognose di accoglienza chiede a gran voce che gli animi vengano risvegliati dal torpore che ci avvolge così da non adagiarci su ideologie razziste e stereotipate e ci faccia ricordare – come Silente non si stancava mai di ripetere – che la forma di magia più forte e più sottovalutata è l’amore.

Ma allora possiamo ancora considerare la saga di Harry Potter solo un fantasy o c’è qualcosa in più che è in grado di insegnarci – o meglio- ricordarci?

Se non vado errato già qualcuno in passato disse “ero straniero e mi avete accolto” e “quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli lo avrete fatto a me”…

Spero veramente che ognuno di noi abbia imparato qualcosa dalla storia (sia reale che fantastica) e sappia farne tesoro nella sua vita, oggi.

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